A questo indirizzo: Partita Doppia e' possibile scaricare un foglio elettronico in due versioni, una per OpenOffice, l'altra per Microsoft Office. Il programma è in grado di tenere una piccola contabilita' in Partita Doppia, occorre pero' personalizzare il piano dei conti che si trova nel sottofoglio relativo, sotituendo i conti necessari per l'esercitazione.
Buon lavoro!
Invito ai navigatori!
Scuola, Retrocomputing, Retrogames, Filosofia, in modo semplice e con qualche innovazione.
Se gradirete i post di questo sito non mancate di cliccare su qualche banner pubblicitario, a voi non costa nulla, e potete anche trovare qualche occasione!Commenti (civili) e giudizi sono graditi, attendete qualche giorno per vederli, debbo prima controllarli e poi eventualmente rispondere.
lunedì 13 dicembre 2010
giovedì 9 dicembre 2010
SCUOLA --------------------- FOGLIO DI CALCOLO SUI TITOLI
A questo indirizzo: Titoli e' possibile scaricare un foglio di calcolo Excel che e' in grado di svolgere e visualizzare i principali calcoli necessari per avere l'importo finale di una vendita o acquisto di titoli (per ora solo obbligazioni e titoli similari). Si noti che non vengono visualizzati tutti i calcoli, ma solo i risultati intermedi, per consentire di verificare un esercizio svolto od anche per avere un'idea dell'importo da investire o liquidare in una operazione su titoli.
sabato 27 novembre 2010
SCUOLA --------------------- MA A CHE SERVE LO STATO?
Fino a qualche tempo fa la domanda del titolo non aveva senso, lo Stato c'e' e basta. Da quando sono maggiormente in voga le dottrine liberiste, pero', la cosae' cambiata, cosa giustifica l'esistenza di una organizzazione spesso invadente, costosa,fonte di regole spesso incomprensibili?
Nel momento in cui chi controlla lo Stato dovrebbero essere i cittadini questa organizzazione deve percio' rendere conto del suo operato, e cosi' coloro che prendono le decisioni in nome di questi cittadini.
secondo la dottrina economica e del diritto, lo Stato deve fornire dei servizi "collettivi" e soddisfare con essi i cosiddetti "bisogni collettivi"
In un altro post ho gia' definito cosa sono questi bisogni collettivi, ma ora e' bene specificarne alcuni meglio.
Tutti noi, per esempio, potremmo aver bisogno che qualcuno decida chi ha ragione in una controversia con altre persone, e che sia in grado di far rispettare questa decisione, occorre percio' una organizzazione che curi queste controversie, cioe' i tribunali, e che anche provveda a far rispettare, anche con la forza, le decisioni prese, cioe' la "forza pubblica" come polizia, carabinieri, ecc. Bisogna notare che questa organizzazione esiste anche se noi non ne richiediamo i servizi, essa e' li' pronta per noi. Quindi un servizio pubblico spesso ha un doppio aspetto, da una parte occorre mantenere una organizzazione anche se non utilizzata sempre, dall'altro vi e' il servizio reso quando giunge la richiesta. spesso e' proprio il primo aspetto che richiede piu' risorse e spesso sembra uno spreco. In realta' l'esistenza stessa di un Tribunale fa da regolatore delle relazioni tra persone, se non ci fosse, tutti si farebbero giustizia da soli ed i piu' forti finirebbero col prevalere, a torto o ragione, sui piu' deboli.
Il fatto e' che gli oneri per mantenere qualcosa che non sempre si usa non possono sostenerlo i privati, perche', per non perderci, finirebbero per far pagare molto a caro prezzo i servizi a chi li richiede. Invece lo Stato puo' imporre che tutti i cittadini paghino una quota delle spese di un servizio pubblico, proprio perche', che lo si usi o no, e' sempre a disposizione di tutti. Questa quota che viene pagata a forza da tutti (con alcune eccezioni) si chiama imposta. La tassa viene pagata da chi effettivamente richiede il servizio, e dovrebbe essere sempre inferiore al costo pagato per un servizio privato, visto che in gran parte gli oneri del servizio sono coperti gia' dalle imposte. Naturalmente qui non parlo ancora delle varie difficolta' e degenerazioni circa l'evasione fiscale, la corruzione, ecc. che possono rendere difficile ritenere conveniente il mantenimento di una organizzazione come lom Stato, sara' argomento di un altro post.
Nel momento in cui chi controlla lo Stato dovrebbero essere i cittadini questa organizzazione deve percio' rendere conto del suo operato, e cosi' coloro che prendono le decisioni in nome di questi cittadini.
secondo la dottrina economica e del diritto, lo Stato deve fornire dei servizi "collettivi" e soddisfare con essi i cosiddetti "bisogni collettivi"
In un altro post ho gia' definito cosa sono questi bisogni collettivi, ma ora e' bene specificarne alcuni meglio.
Tutti noi, per esempio, potremmo aver bisogno che qualcuno decida chi ha ragione in una controversia con altre persone, e che sia in grado di far rispettare questa decisione, occorre percio' una organizzazione che curi queste controversie, cioe' i tribunali, e che anche provveda a far rispettare, anche con la forza, le decisioni prese, cioe' la "forza pubblica" come polizia, carabinieri, ecc. Bisogna notare che questa organizzazione esiste anche se noi non ne richiediamo i servizi, essa e' li' pronta per noi. Quindi un servizio pubblico spesso ha un doppio aspetto, da una parte occorre mantenere una organizzazione anche se non utilizzata sempre, dall'altro vi e' il servizio reso quando giunge la richiesta. spesso e' proprio il primo aspetto che richiede piu' risorse e spesso sembra uno spreco. In realta' l'esistenza stessa di un Tribunale fa da regolatore delle relazioni tra persone, se non ci fosse, tutti si farebbero giustizia da soli ed i piu' forti finirebbero col prevalere, a torto o ragione, sui piu' deboli.
Il fatto e' che gli oneri per mantenere qualcosa che non sempre si usa non possono sostenerlo i privati, perche', per non perderci, finirebbero per far pagare molto a caro prezzo i servizi a chi li richiede. Invece lo Stato puo' imporre che tutti i cittadini paghino una quota delle spese di un servizio pubblico, proprio perche', che lo si usi o no, e' sempre a disposizione di tutti. Questa quota che viene pagata a forza da tutti (con alcune eccezioni) si chiama imposta. La tassa viene pagata da chi effettivamente richiede il servizio, e dovrebbe essere sempre inferiore al costo pagato per un servizio privato, visto che in gran parte gli oneri del servizio sono coperti gia' dalle imposte. Naturalmente qui non parlo ancora delle varie difficolta' e degenerazioni circa l'evasione fiscale, la corruzione, ecc. che possono rendere difficile ritenere conveniente il mantenimento di una organizzazione come lom Stato, sara' argomento di un altro post.
sabato 20 novembre 2010
RETROCOMPUTING ---- MICROCOMPUTERS GENEALOGY
That 's the English version of the genealogy of the microcomputer, already quite popular among Italian retrocomputing lovers.
Genealogy
If you liked this post then I would be grateful if you click once on a banner at your interest.
Happy reading!
Questa e' la versione in inglese della genealogia dei microcomputer, gia abbastanza apprezzata dagli appassionati di retrocomputing italiani.
Genealogy
Se avete gradito questo post allora vi sarei grato se cliccate una volta su un banner pubblicitario di vostro interesse.
Buona lettura!
Genealogy
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Buona lettura!
AVVISI ------------------------ BANNERS
Nel ringraziare tutti coloro che hanno o stanno leggendo questo blog, vorrei invitarvi, se apprezzate il contenuto dei miei post, a dare una cliccata (una sola) a qualche pubblicita che vi interessa e, se volete, a fare qualche commento.
venerdì 19 novembre 2010
RETROCOMPUTING ---- GENERAZIONI
In questo sito: Genealogia. ho voluto mettere a disposizione dei lettori una mappa o albero genealogico che visualizza la storia dei microcomputer dagli anni '70, quando venne inventato il primo microchip, fino al 1994, quando, col fallimento della Commodore, fini' l'epoca degli home computer proprio quando iniziava l'era di internet per tutti.
Per capire meglio il grafico, si noti che la prima colonna elenca gli anni di questo periodo, lungo le righe si vedranno i principali modelli sul mercato quell'anno. Vengono visualizzati vari tipi di microcomputer, home, personal, console e calcolatrici. I rettangoli blu indicano i modelli, con le relative foto, i rettangoli verdi indicano eventi significativi, i modelli successivi dello stesso tipo sono uniti da linee che terminano con un tratteggio, che indica la continuazione successiva al 1994 o con la scritta "estinto" se non sono piu' presenti modelli di quel tipo dopo quell'anno.
mercoledì 17 novembre 2010
FILOSOFIA ----------------- PROVE D'ESSERE
Dopo breve pausa, per motivi personali, torno a scrivere qualcosa per me ed i miei pochi lettori. Stavolta scrivo di un dilemma tipico di qualche studente del liceo classico o scientifico. Conosco questi dubbi perche' li avevano alcuni miei coetanei quando eravamo poco piu' che quindicenni.
"Come faccio a sapere che ci sono?"
Magari questo dubbio viene insieme a qualche crisi esistenziale galoppante, ma non e' un dubbio balzano, ci hanno pensato su in tanti, almeno da Parmenide. Proprio Parmenide giunse alla conclusione, apparentemente rigorosa, che l'essere e' un ente immutabile, tutto cio' che puo' cambiare e' una illusione, una sorta di proiezione su questo ente chiamato anche Sfero.
E' una idea che, tra l'altro, hanno anche alcuni scienziati attualmente, immaginano questo sfero come il nostro Universo, che in realta' sarebbe un buco nero, e sulla sua superficie scorrono immagini bidimensionali di tutti gli enti, queste immagini pero' hanno tutte le informazioni (da "in" e "forma", quindi "dare una forma") che ci consentirebbero di ricavare immagini tridimensionali. Anche noi saremmo immagini in questa specie di "realta' virtuale", inconsapevoli della nostra illusoria realta'.
Trascurando il fatto che Parmenide tenda a confondere l'essere come atto di essere con l'essere inteso come cio' che e', ovvero gli enti, c'e' qualcosa che non va in questa idea dello sfero.
Il punto debole dell'essere parmenideo e' che esso e' solo essere, non puo' ovviamente includere il non-essere, e non ha parti, e' una sorta di monolite. Ora io mi pongo la domanda: "Ci sono parti in questo essere?" Debbo rispondere "No, non ci sono parti!" Ma non avevo detto che il non essere era escluso dallo sfero?
Sembra un giochetto verbale, ma chi legge provi a pensarci un po' meglio.
Per superare il problema dobbiamo ipotizzare che queste parti ci siano, ma e' chiaro che ogni parte, a sua volta, deve poter essere composta da parti, altrimenti si torna al punto di prima. Alla fine il numero di parti va all'infinito, inoltre dobbiamo pensare che ci sia sempre qualcosa, tra una parte e l'altra, non ci puo' essere il nulla, per lo stesso motivo di prima.
Potremmo chiamare questa proprieta' "Horror vacui", cioe' "Orrore del vuoto" come gia' la chiamavano vari filosofi classici, ovviamente qui si intende il vuoto-niente, non il vuoto dei fisici moderni (che non e' mai niente, guarda un po').
Dunque, abbiamo concluso che l'essere e' composto di parti, ma allora qualunque cosa sia composta di parti deve essere, ovvero e' un ente, c'e', insomma, e non e' possibile che il non essere abbia delle parti!
Ma allora e' facile stabilire se io ci sono, basta vedere se sono divisibile in parti, possibilmente senza farmi male! Be' la mattina mi rado, e la barba faceva parte di me, prima di radermi!
Dunque l'essere e' un fatto, da sperimentare con una esperienza anche solo ipotetica, e questa esperienza e' alla base di ogni ragionamento successivo.
Chissa' Cartesio che direbbe!
"Come faccio a sapere che ci sono?"
Magari questo dubbio viene insieme a qualche crisi esistenziale galoppante, ma non e' un dubbio balzano, ci hanno pensato su in tanti, almeno da Parmenide. Proprio Parmenide giunse alla conclusione, apparentemente rigorosa, che l'essere e' un ente immutabile, tutto cio' che puo' cambiare e' una illusione, una sorta di proiezione su questo ente chiamato anche Sfero.
E' una idea che, tra l'altro, hanno anche alcuni scienziati attualmente, immaginano questo sfero come il nostro Universo, che in realta' sarebbe un buco nero, e sulla sua superficie scorrono immagini bidimensionali di tutti gli enti, queste immagini pero' hanno tutte le informazioni (da "in" e "forma", quindi "dare una forma") che ci consentirebbero di ricavare immagini tridimensionali. Anche noi saremmo immagini in questa specie di "realta' virtuale", inconsapevoli della nostra illusoria realta'.
Trascurando il fatto che Parmenide tenda a confondere l'essere come atto di essere con l'essere inteso come cio' che e', ovvero gli enti, c'e' qualcosa che non va in questa idea dello sfero.
Il punto debole dell'essere parmenideo e' che esso e' solo essere, non puo' ovviamente includere il non-essere, e non ha parti, e' una sorta di monolite. Ora io mi pongo la domanda: "Ci sono parti in questo essere?" Debbo rispondere "No, non ci sono parti!" Ma non avevo detto che il non essere era escluso dallo sfero?
Sembra un giochetto verbale, ma chi legge provi a pensarci un po' meglio.
Per superare il problema dobbiamo ipotizzare che queste parti ci siano, ma e' chiaro che ogni parte, a sua volta, deve poter essere composta da parti, altrimenti si torna al punto di prima. Alla fine il numero di parti va all'infinito, inoltre dobbiamo pensare che ci sia sempre qualcosa, tra una parte e l'altra, non ci puo' essere il nulla, per lo stesso motivo di prima.
Potremmo chiamare questa proprieta' "Horror vacui", cioe' "Orrore del vuoto" come gia' la chiamavano vari filosofi classici, ovviamente qui si intende il vuoto-niente, non il vuoto dei fisici moderni (che non e' mai niente, guarda un po').
Dunque, abbiamo concluso che l'essere e' composto di parti, ma allora qualunque cosa sia composta di parti deve essere, ovvero e' un ente, c'e', insomma, e non e' possibile che il non essere abbia delle parti!
Ma allora e' facile stabilire se io ci sono, basta vedere se sono divisibile in parti, possibilmente senza farmi male! Be' la mattina mi rado, e la barba faceva parte di me, prima di radermi!
Dunque l'essere e' un fatto, da sperimentare con una esperienza anche solo ipotetica, e questa esperienza e' alla base di ogni ragionamento successivo.
Chissa' Cartesio che direbbe!
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